«Siamo tutti in attesa di vedere ripartiti i milioni di euro del fondo montagna 2025 e dell’annualità 2026. Saranno meno della metà, probabilmente, dei 200 milioni di euro annui stanziati nel 2023 e nel 2024. Ma il riparto alle Regioni, dallo Stato, non c’è e non si capisce dove si sia inceppato il meccanismo». La denuncia arriva da Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, con il quale protestano anche gli altri dirigenti dell’associazione dei Comuni montani, a cominciare da Candido Paglione, sindaco di Capracotta e presidente regionale del Molise dell’Uncem medesima. Un meccanismo che si è inceppato forse perché le Regioni non sembravano essere d’accordo sui criteri proposti.

«Molte Regioni per la montagna investono poche briciole. – continua Bussone – Un buon criterio per il riparto del fondo nazionale montagna dovrebbe essere quello dell’impegno delle Regioni. Proprio come sui 30 milioni di euro annui per l’associazionismo comunale. Se le Regioni mettono cinque, l’anno successivo avranno cinque anche dallo Stato. E dunque si moltiplicano le risorse disponibili. Almeno raddoppiate. Lo avevamo già proposto, inascoltati, nella fase di costruzione parlamentare della legge. Sul riparto del fondo statale montagna 25 e 26, Uncem non è stata interpellata. E questo non fa bene al percorso».

Al di là delle solite chiacchiere e degli annunci della politica, dunque, quando si tratta di mettere mano al portafogli e di concretizzare lo stanziamento di fondi per le aree montane spuntano sempre problemi e si procede con sforbiciate e tagli. «Siamo preoccupati. – riprendono dall’Unione dei Comuni montani – Non vorremmo che a forza di non spendere risorse economiche, ci sia qualcuno, anche di altri Ministeri, che ci metta gli occhi sopra. E li tolga a una montagna indebolita dalle conseguenze della ridefinizione dei criteri di montanità dell’ultima legge. Riclassificazione dei Comuni che ha messo tutti contro tutti e della quale nessuno sentiva la necessità. E che oggi vede chi ha detto di sì fare giravolte e piroette per non scontentare i Comuni esclusi. Un gioco senza senso, senza futuro e senza destino. Che fa male alla montagna. Ma si sa che nel dividere, c’è chi ha grandi benefici. La divisione è quanto più lontano e utile alla montagna» chiude Marco Bussone, presidente nazionale Uncem.