«La mobilità è un diritto, previsto dalla costituzione all’articolo 16, ma la viabilità e il trasporto pubblico sono servizi che vanno garantiti a tutti, a prescindere dal numero degli utenti o della località di residenza, perché altrimenti si continua ad alimentare la disuguaglianza dei cittadini». Parole forti e “costituzionalmente orientate”, quelle pronunciate dal professor Rossano Pazzagli dell’Unimol, nel corso dell’ultima lezione della Scuola dei piccoli Comuni a Castiglione Messer Marino.

Il tema dell’incontro era “La mobilità nelle aree interne: un diritto da promuovere“, tornato prepotentemente di attualità dopo il maltempo dei mesi scorsi che ha letteralmente demolito la rete viaria dell’Alto Molise e del confinante Alto Vastese, rendendo ancor più concreto l’isolamento territoriale. Un isolamento che non è solo spaziale, di interruzione di collegamenti e mobilità appunto, ma è anche e soprattutto economico, culturale e sociale.

Ad analizzare queste tematiche la professoressa Adelina Picone, architetto e docente all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, Salvatore Santangelo, sindaco di Montefusco (AV), Luigi Famiglietti, deputato XVII legislatura e sindaco di Frigento (AV) dal 2006 al 2016 e il consigliere regionale dell’Abruzzo, Luciano D’Amico, già rettore dell’Università degli Studi di Teramo, dove insegna economia aziendale.

La professoressa Picone ha insisto sullo stretto di rapporto logico e causale che c’è tra la possibilità di restare o riabitare le aree interne e il diritto alla mobilità. «I paesi delle aree interne non sono punti, ma nodi, che devono comporre una rete di mobilità, da assicurare sia localmente che rispetto ai centri più grandi, sedi di servizi che inevitabilmente non possono essere ovunque sul territorio» ha spiegato la docente della “Federico II”. La mobilità, anche quella rappresentata dai treni dell’alta velocità, è sicuramente un «driver di sviluppo per il territorio», ma non può essere avulsa e separata da altri asset fondamentali come il welfare e la formazione. La professoressa Picone, come lo stesso ex onorevole Famiglietti e il sindaco Santangelo, hanno anche insistito sull’importanza, quasi la necessità, di una governance territoriale all’altezza delle sfide che i territori delle aree interne pongono.

Più politica, ovviamente, la posizione del consigliere regionale Luciano D’Amico che ha spiegato come il sistema economico, di produzione di beni e servizi, che è andato forte fino a qualche anno fa, basato sulla concentrazione fisica di insediamenti produttivi in alcune aree logisticamente strategiche, è oggi entrato in crisi. Un sistema che ha prodotto sicuramente lavoro e ricchezza, ma che ha anche innescato e forse anche accelerato lo spopolamento dei piccoli centri montani dell’Appennino. Oggi esistono le condizioni, anche tecnologiche, per delocalizzare quel lavoro un tempo accentrato, e quindi riportare i lavoratori nelle aree interne, dove tra l’altro c’è una migliore condizioni di vita, sempre che riesca ad assicurare servizi di cittadinanza al di là della logica dei numeri.

«Per riportare il lavoro e i lavoratori nelle aree interne servono viabilità e servizi di trasporto pubblico efficienti. – ha sottolineato il consigliere regionale D’Amico – Nei piccoli Comuni montani ci sono delle evidenti condizioni di svantaggio per i residenti, che vanno rimosse, non acuite con scelte politiche sbagliate. Non è possibile pagare lo stesso costo per il gas da riscaldamento in montagna come nella città sul mare. Vanno ripristinate le regole essenziali di uguaglianza dei cittadini. E anche nel settore del trasporto pubblico, non è possibile continuare a far pagare la tariffa del biglietto in ragione dei chilometri percorsi, perché è ovvio che in tal caso chi vive nelle aree interne e ha necessità di spostarsi verso i centri maggiori affronterà più spese. Questo è inaccettabile. Non dobbiamo aggiungere ulteriore gravame a chi già vive disagi e affronta maggiori costi proprio perché vive nelle aree interne del Paese».

Un trasporto pubblico completamente gratuito, o magari con una tariffa fissa, questo propone l’esponente del centrosinistra abruzzese, proprio in ragione del fatto che vanno pensate e poste in essere politiche che combattano la sperequazione tra i cittadini. La provocazione del consigliere D’Amico ha raggiunto l’apice quando ha proposto di delocalizzare anche la macchina amministrativa della Regione. «Qual è la necessità che gli assessorati, con tutto il personale dipendente, siano fisicamente presenti a Pescara? Perché non possono essere dislocati gli uffici pubblici anche nelle aree interne? Questo creerebbe condizioni di sviluppo in zone considerate periferiche». Proposte, quelle di Luciano D’Amico, che vanno nella direzione di una redistribuzione dell’uguaglianza dei cittadini, a prescindere da dove si trovino a vivere, in montagna come nelle città.
Francesco Bottone