Si svolgerà mercoledì 17 giugno in Pescasseroli (AQ), in Via Rovereto n. 2, la cerimonia ufficiale di intitolazione della sede del Nucleo Carabinieri Parco di Pescasseroli alla memoria della guardia forestale Artemio Di Libero.
All’evento prenderanno parte le massime autorità civili, militari e religiose del territorio tra cui il Comandante UFAA Gen. C.A. Fabrizio Parrulli, a testimonianza del forte legame tra l’Istituzione e la comunità locale. Particolarmente toccante la partecipazione dei familiari del Commemorato, la figlia ultraottantenne ed i nipoti.
Durante la cerimonia avverrà lo scoprimento della targa commemorativa, benedetta dal Cappellano militare Don Claudio Recchiuti e si concluderà con la visita dei locali della caserma da parte degli ospiti.
Questa intitolazione non è solo un atto formale, ma un imperativo morale. Il sacrificio di Artemio Di Libero rappresenta un simbolo vivente di legalità, coraggio e senso dello Stato per le giovani generazioni.
Artemio Di Libero nacque a Roccaraso il 3 aprile del 1909. Entrò a far parte della Milizia Nazionale Forestale nel 1933 frequentando il corso Allievi militi forestali presso la Scuola di Cittaducale. La sua prima assegnazione di servizio fu Pescasseroli ove, con atto ufficiale del 1923, era stato istituito il Parco Nazionale d’Abruzzo. Successivamente venne assegnato ad Accumoli.
Partecipò ai fatti d’arme relativi alla campagna d’Etiopia (1935-1936), inquadrato come volontario nella Colonna “Agostini” composta da militi forestali e carabinieri. Per tale partecipazione gli vennero concesse la Croce al merito di guerra, un Encomio solenne relativo ai combattimenti del Daua Parma (12-16 gennaio 1936) e la Medaglia di benemerenza per i volontari.
Artemio Di Libero continuò a prestare servizio in Africa Orientale, ove la Milizia Nazionale Forestale aveva dislocato l’XIª Legione organizzata in Coorti: Asmara in Eritrea, Amara, Scioa, Harar e Galla Sidamo in Etiopia e Mogadiscio in Somalia. Il comando della Legione era ad Addis Abeba, dove aveva sede anche la scuola per le reclute locali.
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940, la Milizia Forestale fu assorbita nella difesa coloniale. La situazione degli italiani in Africa Orientale Italiana (circa 90.000 effettivi nazionali ed oltre 200.000 ascari) fu fin da subito molto difficile. Tagliati fuori dai rifornimenti, dotati di armamenti obsoleti ed insufficienti e circondati dalle truppe britanniche, furono impegnati in strenui combattimenti, anche contro i ribelli locali che tendevano continue imboscate ed ostacolavano con ogni mezzo la presenza degli italiani. I britannici iniziarono l’azione offensiva a partire dal gennaio del 1941, utilizzando colonne mobili e la supremazia aerea.
Il 27 marzo 1941, dopo la caduta della piazzaforte di Cheren, strenuamente difesa dal generale Orlando Lorenzini e i suoi uomini, e in seguito alla resa di Massaua l’8 aprile dello stesso anno, l’Italia di fatto perse i territori eritrei. Il 19 maggio, dopo un tentativo di resistenza sull’Amba Alagi, il viceré Amedeo d’Aosta si arrese con l’onore delle armi.
Sebbene battuti, gli italiani, continuarono ad offrire una strenua resistenza anche nei mesi successivi, fino a quando, il 28 novembre del 1941 dovettero arrendersi definitivamente, con la resa del generale Guglielmo Nasi al comando degli ultimi difensori di Gondar.
Per i sopravvissuti, oltre 55mila, si aprì la strada della prigionia presso i campi di concentramento inglesi.
Nell’ambito della resistenza condotta dagli italiani, nel periodo compreso dal novembre del 1940 al maggio del 1941, il presidio militare ove era stato assegnato Artemio Di Libero si trovava nella regione dell’Amara. Il compito era quello di procurare legname da opera e carbone destinato alle truppe combattenti. Operazione resa estremamente difficoltosa da parte dei ribelli che attaccavano in genere di sorpresa e nottetempo. Il piccolo presidio di Diuè Qurà, sotto il comando del milite forestale, riuscì a resistere tenacemente. Per tali azioni gli venne riconosciuta postuma la Croce di guerra al valor militare.
L’atto finale si sarebbe compiuto alcuni mesi dopo ed è compendiata nella motivazione della concessione della Medaglia d’argento al VM “alla memoria”:
“Assalito da forze preponderanti, mentre con pochi compagni era intento alla produzione di legname, prontamente organizzava la difesa e con l’esempio incitava i compagni alla disperata resistenza. Ferito gravemente, non cessava di incitare i superstiti alla lotta che si prolungava per varie ore e fino a quando, per l’arrivo di un reparto di rinforzo, l’avversario era costretto a ritirarsi. Decedeva, per il copioso sangue versato, appena giunto all’Ospedale”. Zona Ruffael- Gondar (AO), 14 novembre 1941
Le spoglie di Artemio Di Libero non sono mai ritornate in Italia.
Il suo nome è ricordato anche sulla stele dedicata ai caduti di tutte le guerre che orna il monumento eretto nel “Parco della Rimembranza” di Pescasseroli.

Breve excursus sull’impiego della Milizia Nazionale Forestale in Africa Orientale Italiana
I forestali italiani in Etiopia durante il periodo della seconda guerra mondiale (in particolare tra il 1936, anno della proclamazione dell’Impero, e il 1941, anno della caduta dell’Africa Orientale Italiana – AOI) operarono principalmente all’interno della Milizia Nazionale Forestale, che svolgeva funzioni di sorveglianza, gestione delle risorse naturali e, inevitabilmente, di ordine pubblico e difesa del territorio.
Si distinsero nei seguenti ambiti:
Gestione e Sfruttamento delle Risorse: Il compito principale era la valorizzazione del patrimonio boschivo etiope, considerato una risorsa strategica per l’Impero. Si occupavano del censimento, della gestione delle foreste (conifere, ginepri, essenze tropicali) e dello sfruttamento del legname per l’edilizia coloniale e per le infrastrutture.
Colonialismo e Bonifica: I forestali, insieme ai tecnici agricoli, erano coinvolti nei piani di colonizzazione demografica del regime, che prevedevano la creazione di aziende agricole e la gestione dei terreni per i coloni italiani.
I vivai forestali: I vivai forestali nell’Africa Orientale Italiana (AOI) — comprendente Eritrea, Etiopia e Somalia tra il 1936 e il 1941 — svolsero un ruolo fondamentale nella politica coloniale italiana di valorizzazione territoriale, bonifica e rimboschimento. Gestiti principalmente dalla Milizia Nazionale Forestale, questi vivai erano destinati a produrre le piante necessarie per le piantagioni coloniali, il consolidamento dei terreni lungo le nuove strade e la creazione di parchi urbani nelle nuove città coloniali, in particolare Asmara e Addis Abeba.
La produzione era finalizzata a rimboschimenti di rapida crescita (spesso eucalipti) per fornire legname, legna da ardere, oltre a interventi di protezione idrogeologica lungo le infrastrutture costruite dal regime.
Vivai principali furono stabiliti sull’altopiano etiopico ed eritreo (zona di Asmara) per supportare l’insediamento demografico italiano e la necessità di specie arboree compatibili con il clima locale.